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STAGIONE TEATRALE 2026-2027

Un monologo onirico e frammentato. Beckett e Büchner sono i padri dichiarati, ma c'è anche Pirandello in ogni crepa dell'identità di Cesare, in ogni momento in cui lui si guarda nella vetrina e non riconosce subito chi è.

Cesare Belletti è un “senza dimora” in senso profondo, dove non è la povertà il fattore precipitante. La vergogna è il motore silenzioso: non il crollo emotivo in sé, ma l'incapacità di confessarlo. Questo è il cuore onirico del monologo di un uomo che scopriremo essere stato maltrattante.

Il Palazzo è un monologo che parla agli uomini di quello che fanno senza saperlo, e alle donne di quello che hanno imparato a sopportare.

La scrittura intreccia narrazione, evocazione poetica e frammenti di memoria. Il linguaggio
del noir si fonde con quello dell'autobiografia, l'ironia con la malinconia, il ritmo del racconto con quello del pensiero. Il protagonista non cerca di risolvere un caso né di realizzare un sogno: cerca semplicemente di capire quale sia il prezzo da pagare per non smettere di essere sé stesso. Lo spettacolo si configura così come un viaggio nella geografia morale di una città e, allo stesso tempo, nell'immaginario di un'epoca che continua a promettere successo, visibilità e affermazione individuale. Attraversando Chandler e Fante, il monologo finisce per interrogare il presente: chi sono oggi i primi? E chi sono davvero gli ultimi? Esiste ancora una differenza tra chi ha raggiunto la meta e chi continua ostinatamente a cercarla?

L'opera ripercorre la vita di Sandro Pertini negli anni della Presidenza della Repubblica Italiana. Lo fa attraverso gli occhi e le vicende di un giovane studente di provincia che si intrecciano con i fatti che hanno visto Pertini protagonista assoluto della scena politica e sociale italiana. Si tratta di due narrazioni, distinte ma sovrapponibili, nelle quali privato e pubblico si incontrano per raccontare passaggi significativi della storia italiana, destinati a lasciare un segno nel complesso rapporto tra cittadini e Istituzioni. Un ritratto collettivo in parole e musica, tracciato al ritmo di brani iconici, vera colonna sonora delle generazioni negli anni '70 e '80.

Una nuova scrittura che continua il lavoro di scavo dentro le ferite aperte della Storia, sul fronte reale, concreto, delle Differenze là dove il Mediterraneo restituisce corpi senza vita, nomi cancellati, storie spezzate. Senza rinunciare all’ironia, l’autore ci presenta l’incontro in un cimitero tra una vittima della migrazione clandestina e una della shoah in una dimensione visionaria e surreale. 

Fin dal titolo, dove «KR» indica la provincia, «70» il settantesimo ritrovamento, «M» che si tratta di un maschio e «16» l’età, il lavoro porta l’attenzione su quanto è difficile l’esercizio della memoria storica, quanto è facile ricordare i vincitori, arduo dare una voce agli sconfitti.

Al debutto alla festa del papà, ribaltando l’ottica del tanto citato “patriarcato”, rappresenta una visione nuova sulla violenza di genere contro gli uomini, vittime della vendetta di ex mogli. Attraverso i lavori supportati da psicologi ed esperti, in collaborazione con Ass.ne Padri separati d’Abruzzo, lo spettacolo diventa un momento di riflessione, di dibattito e arte dedicato ai Papà di serie B! Uno spettacolo dedicato a quei papà ombra, papà bancomat cacciati di casa, maltrattati e privati dell'amore dei propri figli e dal conforto dei propri beni, spogliati e violentati da ex mogli vendicative e senza scrupoli. Dedicato all'amore tra Padri e Figli! 

Monologo satirico e pungente sulla figura del politico di turno, che si mette a nudo e confessa le vere ragioni che lo hanno motivato nel suo cammino verso l'alta carica, tra menzogne e sotterfugi. Nessuno schieramento, né colori o bandiere nelle sue dichiarazioni, ma soltanto il desiderio di raccontare la verità. Stravagante e a tratti eccessivo, in chiave provocatoria e dando rilievo ad un particolare compiacimento delle proprie azioni, il personaggio racconta le malefatte necessarie al raggiungimento dei propri obiettivi.

Vito Taccone era un ciclista ribelle. Nato ad Avezzano, soprannominato "il Camoscio d'Abruzzo", vinse quattro tappe consecutive al Giro d'Italia del 1963 e fu accolto al ritorno da settantamila persone.
Ma la sua storia è anche quella di un'Italia povera e contadina che viveva la sua ascesa come simbolo di rinascita, e di un uomo che - finita la carriera - si incatenò davanti al tribunale di Avezzano per urlare la propria innocenza. Uno spettacolo che è tributo a un eroe dimenticato e ritratto di un'epoca.

STORIE TACIUTE nasce dalla voce delle nostre nonne e madri, nei nostri luoghi, paesi di contadini, dignitosi di povertà e relazioni, che si trasformano in paesi di guerra. Il nostro Friuli rappresenta simbolicamente tutte
le terre che subiscono la violenza della guerra, e le nostre donne e i loro figli sono vittime del passato e del presente. Il nostro racconto si snoda oltre il tempo e si stempera nei luoghi del nostro vissuto per dar voce alla resilienza delle donne, alla loro capacità di travalicare le bassezze umane attraverso la "cura".

"Dopo il grande successo ottenuto  a Roma, la" Tosca sul Tevere" nella stessa forma (una base di una grande orchestra registrata dal vivo su cui cantano i protagonisti) approda a Pescara, in un ideale Ponte tra  due città, due acque, un’unica grande emozione.

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