RASSEGNA STAMPA "STORIE TACIUTE"
09/03/2024
Codroipo, Sociale, Arte e spettacoli
Storie taciute, ispirate al passato ma
tristemente attuali
di Luca Turco e Pierina Gallina
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Nell'ambito della ricorrenza della giornata internazionale delle donne, ieri sera al Teatro Benois
sono andate in scena "Contis di feminis che a no son sui libris grainç". Ecco qui i resoconti di due
collaboratori de "il ponte" presenti in sala.
Storie taciute, ispirate a fatti di oltre un secolo fa ma così tristemente attuali
Storie di indicibile e cattiva violenza, emergono ancor più tremende dal contrasto con la narrazione,
a tratti quasi fanciullesca, di una bravissima Flavia Valoppi sostenuta dalla presenza in scena e dalle
voci angeliche di Chiara Grillo e Annalisa De Vittor. Una serata teatrale intensa da cui si esce con
gli occhi lucidi ed il cuore gonfio, consapevoli di storie che non si possono più tacere.
Nel foyer del teatro di Codroipo Ambito Donna in collaborazione con il Comune di Codroipo, il Caffè Letterario
Codroipese e la Scuola di Musica Città di Codroipo ha presentato la mostra “Storie Taciute” di Caterina Licata che,
attraverso l’arte visiva e la poesia, si pone l’obiettivo di promuovere la diffusione della cultura del rispetto.
Luca Turco
Otto marzo al Benois, tra teatro, pittura e poesia al femminile
Può un teatro sbiancare coscienze?
Possono tre donne, due sedie e un baule resuscitare fantasmi di un secolo fa?
Fatto. L'8 marzo, al Teatro Benois, completo in ogni posto.
In scena una narratrice e due cantanti, tre essenze femminili, due sedie di legno, il baule di nonna
Angela, un cerchio di luce.
In un lampo, la prima guerra mondiale è ovunque. Dentro il fiato, in pancia, nell'invisibile polvere
del palco.
Nero.
Come il lutto, la vita grama, la guerra, la violenza.
Quella subìta dalle donne, il cui nome non appare nei libri importanti della storia. Violenza
ingurgitata, urlata nel silenzio indifferente, nel ventre gonfiato dal nemico.
Quella di ieri, delle nostre nonne e madri, nei paesi contadini del nostro Friuli, dignitosi, anche se
distrutti dalle bombe. Quella di oggi, in un’attualità distorta e poco comprensibile. Ma dove, a
pagare, anche con la vita, sono ancora le donne.
Quanto vale una vita, dunque?
È ora di gridarla, punirla, eliminarla, la violenza, non solo l'otto marzo!
Perché, la vita, ha valore inestimabile.
Perché, la donna, è terra fertile.
Ed è con questa consapevolezza che le "Storie taciute" escono dal misterioso baule, con la forza del
loro sapere tenuto segreto per troppo tempo. E, finalmente, danzano, prendono colore, grate a chi dà
loro voce e aria pulita, alla ragazzina che ascolta i discorsi di donne “grandi”, con l’innocenza
dell’età e l’elegante empatia.
Si affidano alla sapiente arte del teatro, che sa mostrare più che raccontare ed essere più che
apparire. Per un’ora avvinghiata al cuore della protagonista e regista, Flavia Valoppi - co-fondatrice
del Teatro Incerto, con Claudio Moretti, nel 1982 – delle cantanti Annalisa De Vittor e Chiara
Grillo, di chi ha collaborato, Raffaella Simoncini, Giulia Sattolo, Cristina Mauro.
A loro, alla loro messa in anima, va il caloroso consenso del pubblico, che ne inspira l’emozione, il
sudore, l’asciutto pianto, la dedizione.
E si espande anche alla mostra di dipinti di donne senza volto e poesie dell’udinese Caterina Licata,
presentata da Luisa Venuti, e agli interventi di Ambito Donna, sodalizio di nove comuni contro la
violenza di genere. A rappresentarlo, Eleonora Viscardis, sindaco di Bertiolo, e Silvia Polo,
assessore alla cultura di Codroipo.
L’occasione culturale sigla anche la proficua sinergia tra Comune, Ambito Donna, Caffè Letterario
Codroipese, Scuola di Musica "Città di Codroipo", Circolo Fotografico Codroipese, Teatro Incerto.
Pierina Gallina
Pubblicato da ilPonte al link: https://www.ilpontecodroipo.it/28-ita-storie-taciute-ispirate-al-passato-ma-tristemente-attuali.html?set_id=4&record_id=17621
STORIE TACIUTE” di Flavia Valoppi
Andato in scena il 23 e 24 Marzo 2024 al Florian Espace di Pescara, nell'ambito della
rassegna "Femminile Plurale 2024" organizzata da Florian Metateatro
Foto di scena by Ionela Mimiteh
“Storie Taciute” di Flavia Valoppi è uno spettacolo di memoria, che attinge alla materia storica prestando particolare attenzione alle connotazioni territoriali degli eventi: siamo nel Friuli a cavallo della Prima Guerra Mondiale, la Grande Guerra.
Gli elementi di partenza paiono addirsi al Teatro di Narrazione più tipico come anche alle nuove scritture generazionali che hanno caratterizzato il teatro italiano dagli anni zero in poi. Ma in “Storie Taciute” è il linguaggio teatrale a governare il lavoro, più che una formula drammaturgica o l’istintività attorica.
Un palcoscenico vuoto riceve lo sguardo prima che lo spettacolo inizi. Non è vuoto in realtà, appare piuttosto uno spazio che in passato ha accolto e protetto, ed ora è carico di presenza immateriale, di ricordo e nuova vita pronta a ricominciare. Una luce blu, come un orizzonte serale denso, non abbandonerà mai la scena. In un angolo, due sedie di legno incrociano i profili, fermano a mezz’aria un equilibrio più stabile.
Il silenzio si riempie presto di voci, ma prima che il nostro udito riesca ad afferrare il corpo di una parola o di una frase, la pura musicalità delle voci medesime si satura di significato tramite le intenzioni che esse indicano, i diversi caratteri che anticipano. Il fulcro della scena, attorno a cui la parola muove, è guadagnato da un oggetto emblematico: un vecchio baule trascinato in scena da tre donne.
Vi è in questo abbrivio l’anticipazione iconica di un progetto di scena che non muterà: la narrazione è parte integrante dello spettacolo ma lo spettacolo non si esaurisce in essa. Prima di dipanarsi, prepara una lingua propria per poi coagulare metodicamente grumi di racconto e atmosfera, mai disciolti l’uno dall’altra. Come acqua, la parola scivola liquida dal friulano all’italiano standard, dal parlato al canto.
Come creta, i personaggi lievitano plastici, poi svaniscono dietro i corpi e i volti delle tre attrici, pronti a riemergere.
Chiara Grillo e Annalisa De Vittor agiscono nelle funzioni di una sorta di coro da teatro classico, impersonando ora la collettività, ora una coscienza impersonale, ora l’interlocutrice particolare di uno specifico episodio. Flavia Valoppi è la narratrice, colei che imprime l’incedere e le pause interne alla vicenda, raccontata ora come cosa antica ora in presa diretta, in un “presente storico”. La materia cruda della guerra viene filtrata dalla prospettiva “bambina” dell’io di allora, in un tempo sospeso che fotografa l’orrore a mezzo di un candore non retorico, una neutralità non ingenua, una zona in cui la consapevolezza piena è rimandata al futuro grazie allo strumento della scrittura.
Senza mai recedere dalla tramatura di un codice molteplice, la drammaturgia elabora il materiale storico di base: il pregio dello spettacolo sta proprio nella
composizione fortemente scenica del tema affrontato, la cui delicatezza poteva intimare un trattamento poco incisivo (magari in stile Teatro Documentario).
Avviene, anzi, un interessante effetto di inversione, poiché l’intreccio di canto e parola non rappresenta una mera, artificiosa stilizzazione apposta sulla materia viva della vicenda rappresentata. Risponde, in realtà, alla ricostruzione di una cultura dell’oralità a cui la vicenda appartiene precipuamente, dove il canto accompagnava realmente i gesti di una collettività, cadenzava le mansioni cicliche, riempiva le attese pazienti, decantava il dolore.
Il dramma abnorme della guerra viene ripercorso in quei risvolti inaccessibili alle pagine della storia ufficiale, dove si disperdono le vicende private e ancor più le concatenazioni culturali dei singoli drammi. Le donne furono nella Grande Guerra la parte maggiormente, duplicemente ferita, non già in nome di una connaturata fragilità caratteriale o strutturale del corpo femminile, quanto in “virtù” di un tabù sistematico che la cultura patriarcale imponeva loro anche nel momento del dolore più crudele (e criminale). Un dolore privato del diritto minimo di dolere di sé, falsificato nelle forme di uno stigma da coprire, l’onta di un peccato da occultare. Da tacere e chiudere sotto chiave.
Paolo Verlengia
Pubblicato al link https://www.teatrionline.com/2024/03/storie-taciute-di-flavia-valoppi/





