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RASSEGNA STAMPA "CAPRO'"

Andrea Porcheddu – Gli Stati generali - 2016

 

Sto parlando di Caprò, un piccolo denso oggetto della memoria, un racconto vibrante e dolente che il bravo Edoardo Oliva ha presentato al Museo delle Genti d’Abruzzo……una lingua, arcaica e cupa, che è l’abruzzese: più di un dialetto, certo, vero e proprio linguaggio… che è duro quanto la terra da cui sembra scaturire.

Lo spettacolo si scarta dalle maniere del “teatro di narrazione”, ha momenti commoventi, di rara e intensa semplicità. La drammaturgia, di Vincenzo Mambella, gioca bene con flashback e falle che apre intenzionalmente nel filo della memoria.

 

Tommaso Chimenti – Recensito - 2018

In questo monologo a più voci, il guerriero Edoardo Oliva è carico, saldo, imp(r)egnato, denso, battagliero, pugnace, sferrando colpi di martello come un Thor imbufalito, come un Efesto allucinato, e allo stesso tempo parole sanguinanti che rimbalzano nell'aria senza un vero bersaglio ottenendo un effetto boomerang rabbioso e rancoroso che lo stordisce, lo distrugge, lo mette in ginocchio senza possibilità di replica. La sua arringa è una confessione, reminiscenze che esalano l'ultima boccata, memorie acide che tornano a galla e non lo fanno riposare in pace, sofferenze non digerite, traumi non elaborati e rimasti racchiusi in una bolla d'aria in fondo al mare in questo naufragio e inabissamento prima dell'anima e poi della carne.

 

 

Claudio Facchinelli -  Corriere spettacolo – Festival Primavera dei teatri 2017

…Su una linea parallela si muove Caprò, di Teatro immediato: un tuffo nella nostra storia di migrazioni di fine ’800, vista con gli occhi del popolo minuto, alla maniera degli Annales, di Le Goff, di Carlo Ginzburg. La cifra espressiva di un efficacissimo Edoardo Oliva, inizialmente turgida, feroce, fatta di singulti e ruggiti, sottolineata da un accompagnamento sonoro altrettanto violento, scandito da rabbiosi colpi di martello su un’incudine, si scioglie successivamente e termina in levare, con un finale aperto, fatto di tenerezza e speranza…

Teatro e critica – U crivu – Festival Primavera dei teatri 2017

Edoardo Oliva, unico attore in scena,  riesce a tenere la tensione del pubblico per 65 minuti in un silenzio colmo d’intensità e di forti emozioni, modulando voce, gesti e spazi con totale dominio della scena. Un grande attore che si è diretto in un’opera meritoria di larga diffusione, un messaggio forte per ricomporre un progetto di umanità empatica senza pregiudizi e forma di distacco.

 

Roberta Andolfo – Il Pickwick - 2018

Un uomo solo produce l’effetto di un’intera famiglia, restituendo con il solo timbro vocale non esclusivamente caratteri e voci, ma le precise fattezze dei componenti, e le sembianze della casa, fino a farci sentire l’odore dei solchi scavati sul suolo, il freddo dell’incudine e la pesantezza del martello, il gusto del pane grezzo, l’aria della campagna e la pioggia.

…Caprò riesce a far presagire con le parole, infilandosi fra queste con disinvoltura ed immediatezza, si instaura una relazione coinvolgente che nell’intimità dell’Elicantropo non lascia “scampo” agli spettatori…

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Paolo Verlengia . Teatrionline - 2016

Oliva in “Caprò” non si limita ad assecondare la ricca tavolozza di colorazioni e sfumature predisposte da un testo assolutamente intenso; riesce a riempire senza cali né scarti una partitura fatta di singhiozzi e respiri oltre che di pieghe e strepiti della carne. E questi non vengono estratti come numeri di bravura dal repertorio attorico, ma appartengono titolarmente ad un personaggio che sulla scena vive e che l’attore ha costruito e nutrito con lavoro metodico, indefesso, intransigente. Mentre ti inchioda al qui ed ora, la performance di Oliva dissemina la traccia delle ore compatte e dei giorni lunghi di prova, spesi a limare il senso ed i sensi, ad estrarre l’espressione dalle sue zone più profonde, dove il corpo si fonde con la sostanza di una verità che si fa comune solo mentre diviene comunicabile.

 

Paolo Verlengia – Teatrionline – 2017

Festival la cultura dei legami – L’erranza – le comparse

La tetralogia delle comparse incontra il punto di raccordo conclusivo -oltre che il suo vertice alto- in “Caprò”, la produzione precedente di Teatro Immediato, spettacolo long-seller capace di restare in cartellone per più di tre mesi con presenze da tutto esaurito costante…

Torna in “Caprò” la lingua semplice e “sporca” del popolo più umile che ha caratterizzato i lavori di La Ruina e Perrotta, sospesa invece in “Gyneceo”, e sostenuta in scena dalla prestazione superlativa di Edoardo Oliva.

 

Annalisa Ciuffetelli – Teatro.it - 2016

Si passa così dalla concretezza materiale dell’incudine e della terra aspramente insegnati dalla rozzezza paterna, alla carnalità del sesso rappresentato dalla moglie del maestro e dai racconti del fratello in una sorta di climax in cui il pathos è il culmine e il finale tragico è reso ancor più toccante dalla regia attenta e dall’interpretazione energica e intensa di Edoardo Oliva che da corpo e credibilità ad una storia finta, ma su basi storiche. Oliva, non solo asseconda la ricca tavolozza di colorazioni e sfumature del dramma, ma da vita a una polifonia di voci…

 

 

Francesco Di Vincenzo – Vario - 2016

La dimensione tragica di Capro’ è svelata gradualmente, mimetizzata fino alle catastrofi finali nel ritmo della scrittura e nel linguaggio usato: più che dialetto, lingua dialettizzata, spoglia e ruvida quanto basta per renderla credibile in un contadino abruzzese del tardo ‘800 ma provista della
duttilità necessaria per conferire vivezza al monologo ed evitarne il paludamento. Pur prevedendo in scena il solo Capro’, Mambella ne articola la voce in una pluralità di voci citate dal medesimo, in un continuo dialogo con gli altri personaggi (il Signorino, il Padre, la Madre, il Maestro, la Moglie del Maestro) evocati dalla misurata plasticità vocale di Edoardo Oliva che in Capro’ fornisce una splendida prova d’attore e cura una regia sobria e funzionale.

 

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