Teatro Immediato - Compagnia teatrale di Pescara:
Recensione scritta da: teatro.org
| Data | Fonte |
| 04/04/2008 | teatro.org |
| Testo |
"SOPHIE" Autore: Edoardo Oliva Descrizione
Nel febbraio del 1943, nella Germania nazista, Sophie Scholl e suo fratello Hans, ventenni ispiratori del movimento “La Rosa Bianca” che si opponeva pacificamente alle atrocità del regime hitleriano, furono arrestati dalla Gestapo, poiché sospettati di aver distribuito volantini “eversivi” nell’Università di Monaco. L’opera Sophie s’ispira liberamente alla vicenda storica della Rosa Bianca ed in particolare ai verbali dell’interrogatorio tra il poliziotto della Gestapo Mohr e Sophie Scholl. Il testo trova la sua essenza drammaturgica più profonda nella contrapposizione, nello scontro-incontro di due anime: quella Profana, ottusa, brutale eppur fragile del poliziotto, e quella Sacra, limpida, smarrita, eppur maestosamente solida della giovane Sophie. Vittima e carnefice danzano su una partitura di luci e tenebre, di suoni e stridori, di frastuoni e silenzi, sprofondano innalzandosi verso vette capovolte. Date repliche a cura di
Scheda spettacolo a cura di La recensione di Antonio Lepre
Per la prima volta nella città partenopea fa il suo debutto la compagnia del teatro Immediato di Pescara, proponendo il testo di Oliva Edoardo “Sophie” al Teatro Elicantropo. Lo spettacolo è scritto diretto e interpretato da Edoardo Oliva a cui collabora in interpretazione Valeria Ferri. La drammaturgia del testo, come racconta lo stesso autore, nasce da una foto scovata anni or sono in un libro dedicato ad un movimento anti- nazista a cavallo del 1942 e 1943, ovvero sia La Rosa Bianca; quest’ultima si proponeva come forma più pura di opposizione al tiranno hitleriano. La foto era quella di una ragazza ventunenne, gracile, così flebile ma tanto forte, così minuscola ma tanto immensa, così pacata ma tanto luminosa, quell’immagine era di Sophie Scholl. Sophia appunto, sorella di Hans, era facente parte del gruppo pacifista tedesco della Rosa Bianca, accusata di aver diffuso dei volantini “eversivi” all’interno dell’università di Monaco. La messa in scena si apre facendo tuffare immediatamente lo spettatore in un tempo non tanto lontano; la musica tipica canzone di fine anni trenta e una danza lontana da quella che è dei nostri giorni mostrano una anima di giovane donna, allegra, giocosa, ribelle in una stanza a dir poco austera, nera, tetra, che simboleggia il mondo esterno. L’anima, quindi, di questa giovane adolescente tedesca è inghiottita da un mondo grigio, senza luci. La scena appunto iniziale fa presagire già il finale triste, dacché una struttura al centro del palco, che poi nel corso della rappresentazione avrà effetto polivalente, da un’ ombra di una croce. Il movente dell’arresto e della successiva morte di Sophie viene chiaramente rappresentato mostrando Valeria Ferri che sale su un livello superiore e lancia in una sorta di nevicata una massa enorme di quei volantini eversivi come li chiamerà successivamente la gestapo. Le scene a seguire sono di un interrogatorio che condurrà la stessa ad una fine orrenda, intervallate periodicamente da Pantomime; tra cui una in particolare suscita una grande emozione: una danza animalesca, oserei dire infernale, in cui l’inquisitore della gestapo, il poliziotto Mohr, trascina, stringe, gozzoviglia addirittura con i resti della povera Sophie, tutto ciò in una luce rosso fuoco. L’effetto è stato raggiunto benissimo, l’atrocità nazista si è potuta tracannare in questa danza “ malefica”. L’ oppressore e l’oppressa non sono però da considerarsi l’uno carnefice ma l’altra vittima, ma entrambe vittime; vittime di un gioco più grande di loro: la guerra. Anche perché ciò è possibile riscontarlo in un’altra pantomima dove la giovane donna con dei passi celeri si allontana in una corsa circolare e l’uomo poliziotto al centro disperato cerca tra le sue “carte stracce” documenti una tranquillità per aver fatto fede al suo dovere. L’uomo, la donna; le anime di questi due personaggi così lontani tra loro sono più vicini che mai; la maestosità dei loro sentimenti è tutto in ciò che non dicono ma lasciano intendere. Napoli, 3 - IV - 2008 teatro Elicantropo |
Sabato, 19 Maggio 2011