Ci rimbomba nelle orecchie quella battuta di Pacebbene nello spettacolo “Uscita di emergenza” “Nun voglio murì, nun voglio murì, nun voglio murì!”

Forse perché quello è il personaggio che più ti rappresentava: sveglio, accorto, con la battuta sempre pronta ma anche dolce, tenero, capace sempre di meravigliarsi e di commuoversi.

“Nun voglio murì, nun voglio murì, nun voglio murì!”

Ed eri credibile e naturale talmente eri pieno di vita nel reale da non poterne fare a meno. Anche quando la vita ha cominciato a pensare di poter fare a meno di te.

Ma tu niente…non volevi dargliela vinta fino alla fine e fino alla fine, dietro ogni pensiero, ogni telefonata, ogni messaggio, quando ci raccontavi come andavano le cose, continuava a risuonare quella battuta:

“Nun voglio murì, nun voglio murì, nun voglio murì!”

Ma eri capace anche di riderle in faccia, insolente come uno scugnizzo, quando come per sfida ti nascondevi nelle tue piccole cose e ti mettevi tutto alle spalle.

Le tue piccole grandi cose: una ricorrenza, una festività, un film, un libro, qualsiasi cosa da vivere con la tua meravigliosa famiglia, con i tuoi nipoti.

E ne parlavi con lo stesso entusiasmo dei bambini. O dei nonni, che in fondo sono la stessa cosa.

E poi quella capacità tutta tua, che un po’ ti invidiavamo, di spostare pensieri e problemi solo quel tanto che bastava a proteggere la bellezza delle cose e dei momenti per assaporarli nell’essenza o a lucidare i ricordi per farli splendere sempre di più. 

Ieri abbiamo cercato, come tutti, di vedere su quelle labbra serrate un ultimo sorriso per conservarlo con noi per sempre. Il tuo sorriso, già! Quel porto sicuro che ammaliava qualsiasi tempesta, quel tepore che scioglieva ghiacciai, prodigioso come solo le cose semplici sanno essere. E siamo sicuri che tutti ne abbiamo ritrovato uno.

Perché tutti ne abbiamo bisogno. Adesso più che mai. Adesso che non ci sei più.

Ciao Enzo.

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